Coefficienti di Redditività Regime Forfettario 2026: Tabella Completa

Nel regime forfettario non si deducono i costi reali: il reddito imponibile si calcola applicando una percentuale fissa — il coefficiente di redditività — ai ricavi incassati. La percentuale dipende dal codice ATECO dell'attività e va dal 40% all'86%. In questa guida trovi la tabella completa per gruppo ATECO, tre casi pratici di calcolo, le indicazioni per individuare il codice corretto e gli errori che vediamo ricorrere più spesso in studio.

Aggiornato per il 2026: questa guida riflette la normativa in vigore al 2026, con coefficienti, aliquote e riferimenti aggiornati. La versione precedente (2025) resta consultabile in fondo all'articolo per riferimento storico.

Ogni mese vediamo arrivare in studio nuovi forfettari con dubbi sul coefficiente. La verità: il coefficiente non si sceglie, lo determina l'ATECO. Sapere come funziona prima di aprire la partita IVA evita di pagare più del dovuto — o, peggio, di esporsi a una rettifica.

Cos'è il coefficiente di redditività

Il coefficiente di redditività è una percentuale stabilita per legge (Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1 comma 64 e Allegato 4, come modificata dalla Legge 145/2018) che indica quale parte dei ricavi viene considerata reddito imponibile nel regime forfettario. La quota restante rappresenta la stima forfettaria delle spese sostenute per produrre quei ricavi.

Esempio rapido: un consulente con coefficiente 78% e ricavi per 30.000 € si vede attribuire 23.400 € di reddito imponibile. I 6.600 € restanti sono spese forfettarie "presunte" dalla legge, indipendentemente da quanto abbia speso davvero.

Nel regime ordinario il reddito si calcola sottraendo i costi documentati dai ricavi; nel forfettario il meccanismo è invertito: il legislatore stabilisce a priori, in base al tipo di attività, quanta parte del fatturato è guadagno. Da qui due conseguenze pratiche:

  • Semplificazione contabile: non serve conservare ricevute o tenere registri analitici delle spese.
  • Rigidità: se le spese reali sono superiori a quelle forfettarie, paghi tasse su reddito che non hai effettivamente prodotto.

Per questo individuare il codice ATECO corretto e il coefficiente che ne deriva è il primo passo per capire se il forfettario conviene davvero.

Tabella completa dei coefficienti di redditività 2026

I coefficienti in vigore per il 2026 sono quelli fissati dalla Legge 190/2014 (Allegato 4), con la riformulazione della Legge 145/2018. Anche dopo l'introduzione della nuova classificazione ATECO 2025 — operativa dal 1° aprile 2025 — i coefficienti restano invariati fino all'eventuale revisione formale della tabella (DL 81/2025).

Infografica coefficienti di redditività ATECO 2026 per il regime forfettario: 40%, 54%, 62%, 67%, 78%, 86%
Infografica di CalcoloForfettario.it: coefficienti per gruppo ATECO con esempio di calcolo.
Gruppo di attività (codici ATECO) Esempi Coefficiente
Industrie alimentari e delle bevande
Gruppi ATECO 10 e 11
Pasticcerie artigianali, microbirrifici, produzione conserve, gastronomie con preparazione 40%
Commercio all'ingrosso e al dettaglio
Gruppi 45 – 46.2/46.9 – 47.1/47.2/47.3 – 47.4/47.6/47.7/47.9
Negozi al dettaglio, e-commerce di prodotti, ingrossi, rivendite 40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande
Gruppo 47.81
Bancarelle alimentari nei mercati, food truck su suolo pubblico 40%
Commercio ambulante di altri prodotti
Gruppo 47.82 – 47.89
Bancarelle di abbigliamento, casalinghi, fiori al mercato 54%
Costruzioni e attività immobiliari
Gruppi 41, 42, 43 e 68
Imprese edili, idraulici, elettricisti, agenzie immobiliari, mediatori immobiliari 86%
Intermediari del commercio
Codice 46.1
Agenti e rappresentanti di commercio, procacciatori d'affari 62%
Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, istruzione, servizi finanziari e assicurativi
Gruppi 64-66, 69-75, 85, 86-88
Commercialisti, avvocati, consulenti, ingegneri, architetti, psicologi, medici, infermieri, insegnanti privati, promotori finanziari, web designer, sviluppatori software 78%
Servizi di alloggio e ristorazione
Codici 55 e 56
B&B, affittacamere, ristoranti, pizzerie, bar, gelaterie, catering 40%
Altre attività economiche
Gruppi 01-09, 12-33, 35-39, 49-53, 58-63, 77-82, 84, 90-99
Agricoltori, artigiani, manifatturiere non alimentari, parrucchieri, estetisti, tatuatori, autotrasportatori, agenzie viaggio, attività ricreative, riparazioni, servizi alla persona 67%

Nota di lettura della tabella. Servizi di alloggio e ristorazione hanno coefficiente 40%, lo stesso del commercio: per memoria si tende a raggrupparli. I servizi di ristorazione "ambulanti" (food truck non stanziali) seguono il commercio ambulante alimentare, anch'esso al 40%. In caso di dubbio si verifica la classificazione esatta del codice ATECO.

Nuova classificazione ATECO 2025. Dal 1° aprile 2025 è in vigore la nuova tabella ATECO 2025. Tuttavia, come chiarito dal DL 81/2025 e dalla Nota congiunta ISTAT–Agenzia delle Entrate dell'11 dicembre 2024, i coefficienti di redditività restano invariati fino all'approvazione di una nuova tabella. La conversione dei vecchi codici verso quelli nuovi viene effettuata d'ufficio dalle Camere di Commercio, senza oneri per il contribuente. Per i forfettari la variazione formale del codice non comporta — salvo cambi di attività reale — una variazione del coefficiente applicato.

Come si calcola il reddito imponibile: la formula

Il calcolo è lineare. Si moltiplicano i ricavi effettivamente incassati nell'anno (criterio di cassa) per il coefficiente di redditività. Il risultato è il reddito imponibile lordo, da cui si sottraggono i contributi previdenziali versati nell'anno — l'unico costo deducibile nel forfettario — per ottenere la base su cui si applica l'imposta sostitutiva del 5% o del 15%.

La formula completa:

Imposta = (Ricavi × Coefficiente − Contributi versati) × Aliquota sostitutiva

Tre casi pratici di calcolo

Vediamo come cambia il calcolo a parità di logica ma con attività diverse. In tutti gli esempi consideriamo aliquota al 15% (regime "a regime") e contributi versati nell'anno pari a 3.500 €.

Caso 1 — Marco, web designer freelance

Codice ATECO: 74.10.21 (attività di design di siti web) · Coefficiente: 78% · Ricavi 2026: 35.000 €

Reddito imponibile: 35.000 × 78% = 27.300 €

Base imponibile: 27.300 − 3.500 = 23.800 €

Imposta sostitutiva: 23.800 × 15% = 3.570 €

Marco rientra nelle "attività professionali" e applica il coefficiente più alto dopo l'edilizia. Il legislatore presume che le sue spese reali siano contenute (22% forfettario): tipicamente abbonamenti software, hosting, formazione.

Caso 2 — Sara, parrucchiera con bottega propria

Codice ATECO: 96.02.01 (servizi dei saloni di barbiere e parrucchiere) · Coefficiente: 67% · Ricavi 2026: 28.000 €

Reddito imponibile: 28.000 × 67% = 18.760 €

Base imponibile: 18.760 − 3.500 = 15.260 €

Imposta sostitutiva: 15.260 × 15% = 2.289 €

Sara rientra nelle "altre attività economiche" (gruppo 96). Il coefficiente del 67% riconosce un 33% di spese forfettarie, coerente con un'attività che ha costi di prodotti, utenze e affitto del salone.

Caso 3 — Andrea, commerciante al dettaglio

Codice ATECO: 47.91.10 (commercio al dettaglio di prodotti via internet) · Coefficiente: 40% · Ricavi 2026: 60.000 €

Reddito imponibile: 60.000 × 40% = 24.000 €

Base imponibile: 24.000 − 3.500 = 20.500 €

Imposta sostitutiva: 20.500 × 15% = 3.075 €

Andrea vende online: il commercio ha il coefficiente più basso (40%) perché presume costi di acquisto merce importanti. Attenzione però: se la merce reale assorbe oltre il 60% del fatturato, il forfettario rischia di non essere più conveniente rispetto all'ordinario.

A parità di logica, la differenza in valore assoluto dipende dal coefficiente e dal fatturato. Marco fattura meno di Andrea ma paga più imposta: è la conseguenza diretta del coefficiente attribuito alla professione.

Come trovare il TUO codice ATECO

Il codice ATECO è un identificativo numerico (5–6 cifre) che descrive l'attività economica esercitata. Determina il coefficiente di redditività e va indicato in fase di apertura della partita IVA tramite il modello AA9/12 (per persone fisiche) o AA7/10 (per società). Ecco come individuarlo se non l'hai ancora scelto, o come verificarlo se la partita IVA è già attiva.

  1. Parti dall'attività reale. Scrivi in una frase cosa farai concretamente (es. "creo siti web per studi professionali", "vendo abbigliamento usato online", "faccio massaggi sportivi a domicilio"). È l'attività effettiva — non il "settore" generico — a determinare il codice.
  2. Consulta il classificatore ISTAT. Sul portale ISTAT è disponibile lo strumento di ricerca per parole chiave nella classificazione ATECO 2025. Inserisci i termini chiave dell'attività e analizza le voci proposte.
  3. Verifica sull'Agenzia delle Entrate. Il portale agenziaentrate.gov.it pubblica le tabelle e le risoluzioni che hanno chiarito casi specifici (per esempio la Risoluzione AdE 5/E del 7 aprile 2016 sui requisiti di esercizio di arti e professioni nel forfettario).
  4. Controlla la coerenza con la cassa previdenziale. Alcune professioni hanno una cassa di categoria (Inarcassa, Cassa Forense, ENPACL…). Il codice ATECO scelto deve essere coerente con la professione effettivamente iscritta.
  5. Se hai già la partita IVA, trovi il tuo codice nel certificato di attribuzione, nel cassetto fiscale dell'Agenzia delle Entrate, oppure nella visura camerale (per chi è iscritto al Registro Imprese).

In caso di incertezza, una verifica con un commercialista prima dell'apertura della partita IVA evita di dover correggere il codice (modello AA9/12 di variazione) successivamente.

Errori più frequenti nella scelta dell'ATECO

Nei mesi successivi all'apertura della partita IVA capita spesso che il forfettario si renda conto di aver scelto un codice non perfettamente aderente alla propria attività. Ecco i tre errori che vediamo ricorrere in studio.

1. Scegliere un ATECO "comodo" con coefficiente basso

È la tentazione più diffusa: scegliere un codice del commercio (coefficiente 40%) o delle "altre attività" (67%) per pagare meno tasse, anche quando l'attività reale sarebbe una professione (78%). Il rischio è concreto: in caso di controllo, l'Agenzia delle Entrate può riqualificare l'attività, applicare il coefficiente corretto e contestare imposta sostitutiva non versata, interessi e sanzioni. Il guadagno apparente diventa una passività.

2. Confondere "attività prevalente" con "unica"

Se svolgi più attività, devi indicare il codice ATECO della prevalente in termini di ricavi attesi. Le altre attività vanno comunque dichiarate come "secondarie" (modello AA9/12, quadro B). Non significa che paghi due coefficienti diversi: per il forfettario si applica un unico coefficiente, quello dell'attività che genera più ricavi. Ma omettere le secondarie crea un disallineamento tra ciò che fatturi e ciò che hai dichiarato di fare.

3. Dimenticare la modifica ATECO quando l'attività evolve

Hai aperto la partita IVA come "consulente informatico" e dopo due anni ti dedichi al 70% alla formazione aziendale? Il codice ATECO va aggiornato (modello AA9/12 di variazione, entro 30 giorni dal cambio sostanziale dell'attività prevalente). Il coefficiente segue di conseguenza.

Attenzione: cosa fare se hai più ATECO. Nel forfettario il coefficiente è uno solo: quello dell'attività prevalente per volume di ricavi. Se hai due attività con coefficienti diversi (es. consulenza al 78% + e-commerce al 40%), devi verificare anno per anno quale ha generato più ricavi. La normativa non prevede "coefficienti misti": si applica integralmente quello dell'attività con fatturato maggiore. Se l'inversione è strutturale, va aggiornato il codice ATECO prevalente con il modello AA9/12.

Quando il forfettario non conviene

Il coefficiente presume un livello forfettario di spese. Quando le spese reali sono significativamente superiori a quelle "riconosciute" dalla legge, paghi tasse su un reddito che — di fatto — non hai prodotto.

Esempio concreto. Un e-commerce con coefficiente 40% e merce che assorbe il 70% del fatturato: nel regime ordinario dedurrebbe il 70% effettivo, nel forfettario il fisco gli riconosce solo il 60%. Su 50.000 € di fatturato, la differenza è di 5.000 € di reddito imponibile in più, pari a circa 750 € di imposta sostitutiva aggiuntiva (oltre ai contributi calcolati sullo stesso reddito).

In generale, il forfettario conviene quando le spese reali sono inferiori o allineate a quelle forfettarie. Per attività con costi elevati (merce, dipendenti, attrezzature, immobili) vale la pena costruire un confronto con il regime ordinario prima di decidere, tenendo conto anche di quanto costa realmente la partita IVA forfettaria.

Coefficiente e contributi previdenziali

Il reddito imponibile calcolato con il coefficiente non serve solo per l'imposta sostitutiva: è anche la base su cui INPS calcola i contributi. I professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS pagano l'aliquota contributiva (26,07% nel 2025, soggetta a revisione annuale) sul reddito determinato con il coefficiente. Artigiani e commercianti versano i contributi fissi minimi più una quota percentuale sull'eccedenza calcolata sullo stesso reddito.

Conseguenza pratica: un coefficiente più alto significa non solo più imposta sostitutiva ma anche più contributi previdenziali. È un fattore che spesso viene sottostimato in fase di simulazione iniziale. Il tema è approfondito nella guida ai contributi INPS nel forfettario.

Domande del lettore

Posso scegliere io il coefficiente più conveniente?

No. Il coefficiente è determinato dal gruppo ATECO della tua attività reale (Allegato 4 della Legge 190/2014). Non è una scelta soggettiva. Puoi al massimo valutare se esiste un codice ATECO che descrive la tua attività con maggiore precisione, ma il codice deve riflettere ciò che effettivamente fai.

Se cambio attività durante l'anno, cambia il coefficiente?

Se il cambio è sostanziale e rende prevalente una nuova attività, devi aggiornare il codice ATECO con il modello AA9/12 entro 30 giorni. Il coefficiente da applicare al reddito dell'anno è quello dell'attività prevalente per ricavi sull'intero anno solare.

I forfettari con coefficiente 78% pagano sempre più tasse?

In termini relativi sì: a parità di ricavi e contributi, un coefficiente più alto produce una base imponibile più ampia. Ma il confronto in valore assoluto dipende dal fatturato. Un professionista al 78% che incassa 25.000 € paga meno imposta di un commerciante al 40% che ne incassa 75.000 €.

La nuova classificazione ATECO 2025 ha cambiato il mio coefficiente?

In generale no. Il DL 81/2025 ha stabilito che i coefficienti di redditività restano invariati in attesa di una nuova tabella. La conversione dei codici è automatica e d'ufficio. Se ti accorgi però che il tuo nuovo codice descrive un'attività diversa da quella effettivamente svolta, è il momento di valutare una variazione consapevole.

Riferimenti normativi e fonti ufficiali

  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190 — art. 1 commi 54-89 e Allegato 4 (tabella coefficienti per gruppi ATECO). Testo consultabile su normattiva.it.
  • Legge 30 dicembre 2018, n. 145 — riformulazione del regime e dell'Allegato 4.
  • DL 81/2025 — disposizioni transitorie per la nuova classificazione ATECO 2025.
  • Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 5/E del 7 aprile 2016 — chiarimenti applicativi. Disponibile su agenziaentrate.gov.it.
  • Classificazione ATECO 2025 — strumento di ricerca codici su istat.it.
  • Modelli AA9/12 e AA7/10 — apertura, variazione e cessazione partita IVA, scaricabili dall'Agenzia delle Entrate.

Riepilogo

I coefficienti di redditività sono il meccanismo centrale del regime forfettario: determinano il reddito su cui paghi tasse e contributi. Sono nove voci nella tabella, con sei valori distinti dal 40% all'86%, e dipendono dal gruppo ATECO dell'attività. Scegliere il codice corretto — quello che descrive davvero ciò che fai — è il modo più semplice per evitare di pagare più del dovuto e, al tempo stesso, di esporti a una rettifica fiscale. I coefficienti attualmente in vigore restano validi anche con la nuova classificazione ATECO 2025, in attesa della pubblicazione di una tabella aggiornata.

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